19 marzo 2015

Fashion Week Milano: il meglio e il peggio [secondo me] 1a parte.

Il tour della Moda è finito un paio di giorni fa, oggi è già tempo di cominciare a capire e riflettere sui trend che verranno e sul messaggio che gli stilisti hanno mandato in passerella per  il prossimo autunno/inverno.
Il primo giorno di Moda a Milano è iniziato bene, ho sentito nell'aria la positività di un'Italia pronta, forse, a ripartire nel migliore dei modi per seguire, forse, la migliore delle mode.
Ad aprire le danze è stata Chicca Lualdi con una collezione sicura, pratica e minimalista: in passerella il ricordo di Courrèges è lieve ma evidente, rigore e femminilità prendono però il sopravvento sui vestiti pienamente anni '60 e le pellicce fortemente anni '70. Azzeccatissima la fascia che indossano sui capelli lisci le modelle. I colori girano attorno alle sfumature del blu e i volumi appaiono semplici ma non scontati. 
Giudizio: Per essere alla settima collezione, Chicca sta davvero facendo un ottimo lavoro.

16 febbraio 2015

Prada the Iconoclast: Chapter #3

Il termine "Iconoclasta" ha radici antichissime: Nel VIII Secolo veniva usato dai Bizantini per indicare un movimento politico-religioso sottolineato da una critica sovversiva e da una rottura nei confronti di quelle icone classiche che fino ad allora avevano regolato la società, in particolar modo quella religiosa.
Oggi Miuccia Prada ha fatto suo il termine tanto caro ai Bizantini modificandolo, in quanto niente si distrugge ma si ridefinisce: la continua ricerca del dettaglio e del nuovo, misto alla leggera insoddisfazione e al talento nel sovvertire le regole fanno si che la stessa Prada diventi l'incarnazione di una moderna Iconoclasta. 
Arrivati al Terzo capitolo di una storia nata nel 2009 e piena di contaminazioni, ridefinizioni ma soprattutto di celebrazioni, Miuccia Prada affida tre dei suoi spazi migliori tra cui l'epicentro di New York e i negozi di Londra e Parigi ad altri Iconoclasti del nostro tempo per ridefinire l'identità visiva degli stores ma anche del brand. 
Michael Wilkinson e Tim Martin hanno dato il via trasformando l'epicentro di NYC in un after party, che non sa di festa bensì di incontro, dove uptown e downtown sono una cosa sola, dove il 1979 e il 2015 non sono poi così lontani, dove le anime più cool e avanguardistiche di New York, anche se la musica è finita, continuano a ballare e far festa perchè se decidessero di andar via, il glamour e la fantasia svaniranno. 

Tutti sono invitati, tranne la nostalgia! (la Signora la tedesta).

Iconoclasts arriverà a Londra il 20 febbraio dove a curare la mostra/evento sarà Arianne Philips (grande costumista nominata due volte all'Oscar) e infine a Parigi dove Milena Canonero (costumista nominata 9 volte all'Oscar di cui tre volte vincitrice) chiuderà questo spettacolare capitolo firmato Prada.


28 gennaio 2015

MILANO MODA UOMO IL MEGLIO E IL PEGGIO SECONDO ME

Da quando hanno hackerato il mio profilo Facebook e la mia modestissima fan page, molta gente mi crede morto, sparito o rapito dagli alieni, invece no: io sto alla grande!
Sono stato accreditato alle sfilate durante Milano Moda Uomo senza esibire numeri che non ho e senza inventarmi followers indonesiani per essere accreditato. Non ho postato niente sui restanti social (fatta esclusione per la sfilata di Prada) proprio perchè ho scelto io di non postare nulla, e sono riuscito pure a non farmi vedere dalla gente della moda alle sfilate, e ora che è tutto finito posso dire: 
MISSIONE COMPIUTA.
Da questa analisi è venuta fuori una verità tristissima e amara: la gente ha davvero confuso la vita vera con quella che si vive sui social networks, forse è anche per questo che tutti i fan di N.21 hanno osannato una collezione per niente nuova e originale come fosse la più bella mai vista e creata. Non me ne voglia Alessandro, i suoi sforzi per apparire e poi sembrare lontano dalla mediocrità sono tanti, ma è chiaro che la collezione autunno/inverno 2016 altro non è che un collage di pensieri scaltramente sottratti o fintamente passati di mente alla Signora della Moda italiana Miuccia Prada.
N°21
Male, malissimo anche per MSGM che ogni stagione prende di mira qualcosa che appartiene a qualcun altro e prova a farla propria: In cartella stampa c'era scritto che lo stilista, con la nuova collezione ci avrebbe portato nello spazio, io invece mi sono sentito portare indietro nel tempo, esattamente alle sfilate primavera/estate 2014, quando Riccardo Tisci presentava la collezione ispirata ai robot per Givenchy, parla chiaro il wall nel backstage.
MSGM 2016
GIVENCHY 2014

















Ora non è che io voglio parlar male, o screditare il lavoro di tutta sta gente, solo che mi viene mal di pancia quando sento parlare di novità e poi di cose nuove non ce ne stanno.
Frida Giannini da Gucci doveva andar via il 23 febbraio, subito dopo aver dovuto presentare lo show femminile, invece no: l'hanno cacciata prima e nemmeno il tempo di una settimana che qualcuno, in questo caso Alessandro Michele (braccio destro della Giannini) ha tirato fuori una collezione che sapeva un po' troppo di Tom Ford, anche dal punto di vista musicale (durante la sfilata hanno mandato la colonna sonora di "A Single Man", il film di Tom Ford). Fatto è che almeno il quarantaduenne è riuscito a strappare a tutti quelli che erano in lista il titolo di direttore creativo per la maison fiorentina e in più si è inventato un uomo coraggioso, senza se e senza ma, propositivo e al tempo stesso furbo e intelligente. 
L'uomo di Gucci è pienamente sintonizzato e concentrato sul filone più IN del momento: riuscire nel compito di azzerare completamente il genere sessuale, in questo caso nella moda maschile, che non va confusa con l'unisex e/o con qualche deriva dandy/gay. Il tutto sta nella cruda delicatezza di mischiare codici, comportamenti e abitudini che fino a poco tempo fa erano destinati solo agli uomini o solo alle donne.
La Signora della Moda Italiana da anni porta avanti il discorso sui generi e sui ruoli della moda nella vita degli uomini e delle donne, così per il prossimo inverno ha portato in passerella una collezione uomo/donna "molto elegante, uniforme, tutta scura" (uso le parole della stessa Prada, durante la conferenza) dove le donne che sfilano, hanno sfilato venti ragazze, altro non sono che il prolungamento del modo di vestire maschile.
Meravigliose le scarpe, a metà strada tra la stringata e la sneakers. 
Bravi anche Dolce&Gabbana che insistono sull'idea di una sicilianità contemporanea con riferimenti ai tempi passati e agli affetti come quelli della nonna e delle prozie che finiscono su tshirt e camicie. Bella anche la conferenza, in cui i due prima di andare in scena dichiarano: "In un certo senso, abbiamo usato la moda per non parlare di moda ma di un valore universale che riguarda tutti. Troviamo inutile spendere parole contro chi pensa a un solo tipo di famiglia: è un atteggiamento antico, obsoleto. La famiglia è amore. Punto. E ai tempi di internet, delle email e dei rapporti virtuali, resta un'ancora, un punto fermo reale e presente, più importante che mai", come dargli torto? Io personalmente non indosserei quasi nulla di questa collezione, ma il pensiero che c'è dietro, secondo me, a volte è molto meglio del vestito che alla fine si vede in passerella.
E la festazza di Dsquared2? Ha avuto l'effetto che gli stilisti volevano che avesse: tanti ospiti, tanto champagne, tanti wannabe e una collezione che la maggior parte della gente che era li ha già dimenticato.