La moda è come il maiale: non si butta via niente. Potrebbe
essere questo il pensiero alla base della regola del vestire Hipster. Ma, se
guardiamo bene dall’interno ci accorgiamo che non è proprio cosi.
Ma chi sono gli Hipster? E cos’è l’Hipsteria? Con questo
articolo, provo a spiegarvelo.
Gli occhiali sono vintage e con la montatura
spessa, i jeans sono skinny, la camicia di flanella a quadri, le Converse sono
usurate dal tempo, e per quanto riguarda gli uomini hanno baffi assurdi e tanti
tatuaggi, come fossero adesivi sulla pelle. Il ritratto di un Hipster passa
attraverso questi macro dettagli, a cui si aggiunge un lifestyle che va dal consumo di cibi bio all’ascolto di
musica indipendente.
Una tendenza ormai codificata, così riconoscibile e
condivisa da essere diventata l’opposto di quello che voleva essere alla
nascita: anticonformista,
anticonsumista, anticapitalista. Una pura moda.
Nata alla fine degli anni ‘90 in America, la culla degli
Hipster è New York, dove alla cultura imperante degli yuppies si oppone quella
indie di artisti e musicisti che, per pagarsi l’affitto, lavorano di
giorno nei bar e nei coffee shop e di
notte animano quartieri malfamati ma effervescenti e ricchi di creatività come
il Lower East Side a Manhattan e Williamsburg a Brooklyn.
“Hipster” vennero definiti, rubando una parola che, sì,
contiene nella radice hip (moderno, nuovo, all’ultimo grido) un riferimento
alla moda, ma venne usata per la prima
volta negli anni ‘40 per indicare quei bianchi, spesso studenti, ammaliati ed
emuli dello stile di vita dissoluto e dissidente dei jazzisti neri.
Oggi però non è esattamente cosi.
Gli Hipster che da qualche
tempo si vedono in giro per le strade di tutto il mondo non hanno nulla a che
vedere con quel mondo bebop, se non la
spinta a essere diversi, a distinguersi, e un look rigorosamente vintage che pesca quel che
offrono gli anni ’40 arrivando fino agli ’80; che vent’anni fa nasceva dalla
necessità di spendere pochi soldi per l’abbigliamento, e quindi fornirsi nei
negozi di seconda mano, e oggi non è più che un capriccio, una moda che piace
tanto agli americani quanto agli europei, soprattutto ai giovanissimi.
Insomma, per
quanto mi riguarda, aggirandomi come uno stupido nei meandri della moda, insieme al mio bassotto, e
frequentando la Milano di notte quel che ho potuto capire è che l’ironia è una
componente fondamentale degli Hipster ma a volte credo sia un’ironia forzata, quasi
unicamente legata al look, che trascende sé stessa per diventare pura apparenza. Il che, dunque,
rende tutto un po’ più triste. Voi che ne pensate? Questa "moda" vi piace? Se volete scrivetelo nei commenti qui sotto, altrimenti andate tutti a Hipsterland.