25 settembre 2016

Sergio Daricello SS17: il rococò non è mai stato così moderno

Sergio Daricello è una pietra preziosa custodita nel cuore di Palermo, con la sua collezione SS17, volutamente fuori da ogni calendario e presentata in questi giorni sui suoi canali Social , lascia un'altra impronta di maestria artigianale e di saper fare.  Ancora una volta coerente con se stesso e dunque con le donne che veste, Sergio porta  in scena abiti dalle linee dritte e nette capaci di raccontare una pezzo di storia palermitana, a metà tra rococò e pop ultramoderno, prendendo ispirazione dal primo giardino pubblico di Palermo "Villa Giulia". 















Così le organze di seta e cotone, gli chiffon tecnici plissettati e il popeline di cotone, regalano un tocco di estrema leggerezza e di infinita eleganza a chi li indossa.
Le esedre e le sculture del grande Almeyda, presenti e ancora vive all'interno del parco, diventano stampe pop su abiti dai tessuti delicati e pregiati come l'anima di chi li ha creati.
Una collezione poco mainstream, quasi couture, suggestiva e magica. Figlia dell'arte e delle mani di chi la moda sa che senso ha. Bravo! 

24 settembre 2016

Marco de Vincenzo SS17: il futuro è emozione

La stagione scorsa scrissi che con la sua collezione Marco de Vincenzo non sarebbe più dovuto essere etichettato come giovane designer ma come maturo per via di una certa poesia, attitude, e compostezza nel raccontare e nel vestire le donne (e per la prima volta anche gli uomini) e nel trattare il Made in Italy. Vedendo in streaming la sua nuova SS17 riconfermo quanto detto: de Vincenzo è il futuro della moda italiana, il talento di cui la moda ha bisogno e il designer più forte in circolazione. In passerella l'emozione diventa vestito, i soprabiti magia e le scarpe contemporaneità assoluta. Tutto parte dai colori, dai sentimenti che Marco trasferisce nei tessuti e che i tessuti trasferiscono alla forma. Una silhouette delicata, moderna, cazzuta, ma dalla femminilità infinita. Uno stile autentico, vero, poliedrico, eclettico, riconoscibile e senza dubbio moderno come gli abiti che hanno vita propria e sono destinati a farsi ricordare, desiderare e instagrammare come l'oggetto del desiderio più sfrenato. Bravo!


23 settembre 2016

Prada SS17: il futuro semplice di Miuccia

"Con questa collezione voglio dare vita ad una nuova possibile eleganza, che tiene conto del bello e del brutto. Vorrei fosse chiaro che non si tratta di un nuovo minimalismo, ma di una nuova semplicità, perché l'oggi è pieno di contraddizioni".A qualche minuto dalla sfilata, la Signora Prada racconta alla stampa italiana e internazionale quello che di lì a poco tutto il mondo avrebbe visto: una moda lenta, apparentemente sbagliata e fintamente fuori posto. Una gonna e una camicia, un maglioncino e un pigiama cinese.  Da un lato alla base di tutto c'è una certa cultura, poi tutti i codici del pensiero Prada: i grembiuli come quelli proposti all'inizio degli anni Novanta, che non risultano nostalgici ma attuali, le piume che orlano una gonna a portafoglio, le divise da maestra elementare, un costume da bagno che sovrasta una camicia con la stampa da tappezzeria anni '60, dei velcri che stringono giubbotti di pelle e gilet in tartan, le borse squadrate e giganti e per finire le sottovesti da piccola fiammiferaia trattate malissimo. Dall'altro lato alla base di tutto c'è una volontà insistita di classico che parte da alcuni colori tipicamente borghesi come il cammello e il grigio, a seguire c'è un grandissimo bisogno di verità, di umanità, semplicità, anche come antidoto alla paura, sentimento che torna nel cortometraggio, girato da David O. Russel (gli applausi della Signora a fine sfilata erano per lui), chiamato "Past Forward". Forse una sfilata da dimenticare, forse una sfilata che darà un nuovo senso estetico alla femminilità e alla contemporaneità, fatto è che Miuccia non è più Miuccia, per questo scrivo quanto segue: - Cara Miuccia, tu più di ogni altro al mondo hai contribuito a creare un’idea di stile italiano, personale, unico e riconoscibile che ha influenzato e continua a influenzare intere generazioni di designer. Hai insegnato a sezionare, attraverso un punto di vista borghese milanese, ogni tipo di tema progettuale facendolo diventare fuochi d’artificio, lava incandescente, spirali di fumo, sangue, lacrime, estasi. Hai cancellato ogni stereotipo dietro la narrazione dell’abbigliamento femminile in un modo così planetario che neanche Coco Chanel era arrivata a tanto. Hai superato di varie lunghezze tutti intorno a te, rimanendo per lungo tempo l’unica che riusciva a esprimere un racconto intellettuale attraverso abiti quotidiani, portando la semplificazione del segno ad un livello così esasperantemente semplice da risultare bello. Ma soprattutto hai sempre avuto una prospettiva estetica antisistemica così forte da deflagrare ogni volta come una bomba ai neutroni, un mondo che a ogni stagione sembrava venisse cancellato per fare spazio a uno migliore, più nuovo, più vero. Da qualche tempo sembra che il meccanismo dell’eterno rinnovamento ti stia sovrastando e in qualche modo opprimendo e sembra, sempre di più, che manchi una spinta sincera dietro ogni storia, mentre i segni, tanti, continuano ad affastellarsi l’uno sull’altro. A volte il gioco riesce ancora, spesso non funziona più. Il problema di essere sempre la prima immagino non sia facilmente risolvibile, immagino che le responsabilità siano giganti, gli stimoli continui e le decisioni da prendere sempre improcrastinabili. Ma in questo momento nel mondo c’è un sacco di gente che si sente orfana. Non della stampa più cool o della borsa più desiderabile, ma di te. Della tua presenza autoriale piantata in mezzo a ogni collezione, del tuo pensiero libero, del tuo sguardo deciso, senza paura, rigenerante. So che nel mondo ci sono problemi molto più gravi ma guardando la sfilata andata in scena ieri mi sei mancata. In quei pochi minuti di show è concentrata una visione che è la radice del marchio Prada e che, nella sua radicale semplicità non vedevo da tempo. Una ricetta perfetta. Non so perché ma penso che dentro di te ci sia una parte che vuole tornare alle origini, che sta cercando un modo per abbandonare le faticose sovrapposizioni di stampe, gli styling eccessivi, i collage, l’overload, in favore di qualcosa di più semplice, comprensibile, perfetto. Credo che sia un’esigenza che sentiamo in molti quando ricordiamo i tempi del tuo minimalismo agnostico, ateo, radicale che ha rivoluzionato il mondo. O forse è solo nostalgia(sentimento che detesti), ricordo, invecchiamento. Forse non si può e non si deve guardare indietro ma solo ossessivamente avanti. Forse bisogna correre sempre più veloci di tutti gli altri, parlare sempre più forte, arrivare sempre primi. Come del resto, in qualche modo ci hai insegnato tu. A nome di tutti i Pradesi.-