ARRIVA IN LIBRERIA "REVENGE WEARS PRADA, THE DEVIL RETURNS" IL DIAVOLO VESTE PRADA, DI NUOVO.

Il Diavolo Veste Prada è secondo me la storia di moda scritta e filmata più amata di tutti i tempi, ed evidentemente non solo per me, visto che è a quanto pare è già pronto il sequel che dovrebbe uscire nei prossimi giorni in Inghilterra (Amazon dice che è uscito ieri 4 giugno) dal titolo "Revenge wears Prada, the devil returns".
Per ora dobbiamo accontentarci di leggerlo in inglese, io onestamente aspetterò che esca in italiano, ma siamo tutti pronti a correre al cinema, qualora dovesse uscire, per vedere il sequel di uno dei film che più ha fatto avvicinare le persone alla moda e al fashion system in generale. Il libro di Lauren Weisberger riprende il filo del discorso che vedeva Anne Hathaway (Andrea) lasciare al suo dorato destino Meryl Streep (Miranda), la direttrice di "Runway" e con lei l’amica-nemica Emily Blunt (Emily) e il caporedattore moda Stanley Tucci (Nigel). 
Sono passati ormai 10 anni dall’uscita del primo libro e già si sentiva la mancanza del rapporto d’amore e odio tra Miranda e la sua assistente Andrea, che nel frattempo ha fatto carriera e si è messa proprio con la collega Emily alla guida di una importante rivista di moda per spose ("The Plunge", letteralmente il tuffo) ma che soprattutto sta progettando di sposarsi con Max Harrison, un ricco manzo dell'alta società.
La storia a quanto pare sarebbe destinata al più classico dei "e vissero felici e contenti", peccato per una lettera galeotta scoperta a poche ore dal super matrimonio e per l’attrazione modaiola per il mondo della sua ex capa Miranda Priestly e per il tacco 12 firmato Prada, of course.

La verità sugli Hipster.

La moda è come il maiale: non si butta via niente. Potrebbe essere questo il pensiero alla base della regola del vestire Hipster. Ma, se guardiamo bene dall’interno ci accorgiamo che non è proprio cosi.
Ma chi sono gli Hipster? E cos’è l’Hipsteria? Con questo articolo, provo a spiegarvelo.
Gli occhiali sono vintage e con la montatura spessa, i jeans sono skinny, la camicia di flanella a quadri, le Converse sono usurate dal tempo, e per quanto riguarda gli uomini hanno baffi assurdi e tanti tatuaggi, come fossero adesivi sulla pelle. Il ritratto di un Hipster passa attraverso questi macro dettagli, a cui si aggiunge un lifestyle  che va dal consumo di cibi bio all’ascolto di musica indipendente.
Una tendenza ormai codificata, così riconoscibile e condivisa da essere diventata l’opposto di quello che voleva essere alla nascita: anticonformista,  anticonsumista, anticapitalista. Una pura moda.
Nata alla fine degli anni ‘90 in America, la culla degli Hipster è New York, dove alla cultura imperante degli yuppies si oppone quella indie di artisti e musicisti che, per pagarsi l’affitto, lavorano di giorno  nei bar e nei coffee shop e di notte animano quartieri malfamati ma effervescenti e ricchi di creatività come il Lower East Side a Manhattan e Williamsburg a Brooklyn.
“Hipster” vennero definiti, rubando una parola che, sì, contiene nella radice hip (moderno, nuovo, all’ultimo grido) un riferimento alla moda, ma venne usata per la  prima volta negli anni ‘40 per indicare quei bianchi, spesso studenti, ammaliati ed emuli dello stile di vita dissoluto e dissidente dei jazzisti neri.
Oggi però non è esattamente cosi. 
Gli Hipster che da qualche tempo si vedono in giro per le strade di tutto il mondo non hanno nulla a che vedere con quel mondo bebop,  se non la spinta a essere diversi, a distinguersi, e un look  rigorosamente vintage che pesca quel che offrono gli anni ’40 arrivando fino agli ’80; che vent’anni fa nasceva dalla necessità di spendere pochi soldi per l’abbigliamento, e quindi fornirsi nei negozi di seconda mano, e oggi non è più che un capriccio, una moda che piace tanto agli americani quanto agli europei, soprattutto ai giovanissimi. 
Insomma, per quanto mi riguarda, aggirandomi come uno stupido nei meandri della moda, insieme al mio bassotto, e frequentando la Milano di notte quel che ho potuto capire è che l’ironia è una componente fondamentale degli Hipster ma a volte credo sia un’ironia forzata, quasi unicamente legata al look, che trascende sé stessa per  diventare pura apparenza. Il che, dunque, rende tutto un po’ più triste. Voi che ne pensate? Questa "moda" vi piace? Se volete scrivetelo nei commenti qui sotto, altrimenti andate tutti a Hipsterland. 

Io sto con Jes!

Chi segue la moda, chi legge i giornali, chi passa il tempo sui social o chi come ma passa le giornate dietro un Mac, avrà sicuramente letto la notizia che riguarda una delle case di moda sportwear americani più famosi del mondo Abercrombie&Fitch. A quanto pare il direttore CEO più idiota dell'universo, Mike Jeffreis ha ufficialmente dichiarato che il suo brand punta ad un target giovane e snello e che, quindi, non produce abiti adatti a donne che indossano taglie superiori alla 44.