4 maggio 2016

Stonewall: il film sulla rivolta gay dal 5 maggio al cinema

In America è uscito nel settembre 2015, in Italia arriva domani e qui potete vedere in anteprima il "trailer" di Stonewall, il nuovo e inedito film firmato dal tedesco Roland Emmerich.
La pellicola, che prende il nome dal bar Stonewall Inn (da cui ebbero inizio gli omonimi moti del 1969), ruota attorno alle vicende dei due protagonisti interpretati da Jeremy Irvine e Jonathan Rhys-Meyers sullo sfondo di una New York alle soglie degli anni ’70, un po’ sporca e un po’ ribelle e ancora in cerca di una propria identità.
O forse alla ricerca della propria identità sono proprio i ragazzi di Emmerich, poco più che adolescenti alle prese con i problemi che tutti – chi prima e chi dopo – ci siamo trovati ad affrontare: incomprensioni con i genitori, bisogno di affermazione, necessità di trovare una collocazione nel mondo. I ragazzi di Stonewall sono innanzitutto questo e non potevano sapere che il loro coraggio avrebbe messo in discussione l’intera opinione pubblica mondiale in una contesa che perdura tutt’oggi.
Negli anni ’70 infatti essere omosessuale – o peggio – transessuale non era visto di buon occhio. Da parte della società non c’era spazio per altro che non fosse disgusto, ribrezzo, rifiuto. Tutte tematiche che al giorno d’oggi risultano attuali e ancora non superate.
L’unica cosa che era rimasta a questi ragazzi era la fame di rivalsa, e così è stato: Emmerich ha raccontato una storia sicuramente ispirata agli avvenimenti storici accaduti a New York nei pressi dello Stonewall Inn, ma non credo sia corretto considerarla una riproduzione infedele dal punto di vista della realtà dei fatti. Si tratta più che altro di una interpretazione personale, un coraggioso tentativo di voler maneggiare un argomento quanto mai delicato in questi giorni – come quello del mondo LGBT – provando a lasciare agli spettatori la possibilità di immedesimarsi nella rabbia e nella volontà dei protagonisti nel lottare per la conquista dei propri diritti.
Quanti registi, al posto di Emmerich, sarebbero stati altrettanto coraggiosi dal voler rischiare così tanto? Nel porvi questa riflessione vi invito tutti quanti ad andare al cinema a vedere il film che sono certo farà riflettere anche voi.
Di seguito il trailer-esperimento girato per le strade di Milano. Io cosi O__o

2 febbraio 2016

Se questo è un uomo

La moda uomo a Milano ha avuto i suoi alti e bassi: hanno sfilato collezioni che sarebbe meglio dimenticare (vedi DSquarer2 e in parte Gucci) e collezioni che non vedo l'ora di indossare (vedi Prada e N°21). In un epoca dove si è tutti uguali, dividere le sfilate in macro trend non è cosa semplice. Io ci ho provato, e questo è ciò che ne è venuto fuori. 

1. I perfettini
Si dice che nella moda il formale non esiste più, ma secondo me è solo cambiato il modo di viverlo. Gli uomini (?) oggi scelgono il casualwaer anche in ufficio, altri invece scelgono altre vie e indossano giacche fluide, sempre più spesso senza cravatta e con una maglia a girocollo come si è visto da Salvatore Ferragamo ed Ermenegildo Zegna. Tres chic!
2. Oh marinaio 
Dubbiosi, oscuri e sofisticati marinai pre-ammutinamento approdano sulle passerelle indossando cappotti di panno, berretti da mozzo come abbiamo visto da Prada o l'ormai banalissima maglia a righe come ha pensato Ermanno Scervino. Il richiamo del mare incanta ancora tutti ad ogni età. 
3. Il west in città 
Un po' come nel video di Madonna "dont tell me" i cowboy tornano in passerella con cappelli giganti, stampe a tema, montoni over come hanno proposto Dolce&Gabbana e Fendi e giacche un pelino azzardate come quella di Giorgio Armani. Come fossero pronti per chissà quale avventura. 
4. Woodstock vive per sempre 
Gli anni Settanta non passano mai di moda e come loro anche i capelli scomposti, che a me paiono sporchi, le sciarpe enormi al collo, le linee da adolescenti disintossicati da droghe piuttosto pesanti e i colori da bosco autunnale. L'uniforme da hippies 2.0  rivisitata da Missoni e il nuovo Roberto Cavalli disegnato da Peter Dundas. 
Questo è quanto. È triste lo so, ma non è colpa mia. 

17 gennaio 2016

Prada uomo 2016-17: vite da capitano e vite che capitano

Quella andata in scena stasera in Via Fogazzaro, nel quartier generale di Prada è la collezione più emotiva di sempre oltre ad una tra le più interessanti. È la dimostrazione in abiti di quanto Miuccia Prada sia la persona più curiosa e allo stesso tempo fastidiosa del pianeta moda.
A grandi linee la collezione è un riassunto sbavato della storia, tradotto in disegno, abiti e borsette (bellissime).
"È difficile raccontare quello che ho provato a fare. È una sorta di incontro di periodi scuri e luminosi della storia, una mescolanza di spunti di vari momenti erorici, gierrieri, infami, drammatici, umani, emozionanti. Ho chiesto a Christophe Chemin di disegnare le stampe per le camicie. Si tratta di incontri impossibili di grandi personaggi, decontestualizzati e poi riuniti in un panorama immaginario".  Ercole con i pugni di Hulk. Sigmund Freud con un grosso bastone e Giulio Cesare con un lauro. Nina Simone con i guanti da boxe e Giovanna D'Arco con le nacchere. Che Guevara con l'Oscar e Pasolini con se stesso. Archetipi, utopie, guerre, dei e amori. Nella fantasia superlativa di questa donna tutto si mischia in un dialogo immaginario e impossibile.
Negli abiti infine accade ancora qualcosa di più straordinario: l'immagine di Moby Dick contro la balena bianca, si trasforma in capotto da marinaio dubbioso e pre ammutinamento, pantaloni corti e cappello da mozzo. È la raffigurazione dell'eroe forever alone nel mare, l'archetipo che diventa una nuova divisa. "Per me è la celebrazione dell'individuo e della passione umana. 

Questa idea unita al desiderio di recuperare pezzi del passato, capitoli che a mio parere sono fondamentali per capire cosa ci sta succedendo, sono le ossessioni, i pensieri che mi hanno portato a creare questa collezione".
Il pubblico viene diviso in classi, come si faceva sulle navi o sui treni. Anche per questo c'è una spiegazione, una qualche intenzione: Miuccia Prada guarda dritto alla pubblica gogna dei Social Network e al suo essere una moderna e potente cerimonia pubblica di penitenza degli eretici inflitta dall'Inquisizione Spagnola.

Miuccia Prada mixa tutte queste domande nel suo immaginario sminuzzando idee e abiti come se i secondi fossero la naturale conseguenza dei primi. 
Il risultato è un commovente e allo stesso tempo angosciante successo e insuccesso dell'immaginazione: le camicie sono opere d'arte, i cappotti risultano banali e le scarpe grosse come macigni sono nell'insieme il risultato più attento, profondo e interessante che l'estetica contemporanea, non solo quella di moda, può restituire al pubblico. 
Ecco, forse sta proprio in questo la naturale e allo stesso tempo assoluta grandezza di questa donna, che oggi all'età di 66 anni dimostra di essere una delle forze più scomode e puntigliose della contemporaneità. 
"Non posso permettermi di distrarmi da quello che sta succedendo", chiude prima di mandare in passerella la collezione. "Il presente è troppo potente". Quindi, se vi venisse voglia di indossare qualcosa che sia pensiero, concetto, idea e poi in fine vestito quello che dovete fare è salire a bordo del vascello del presente e contemporaneo chiamato Prada.