“Dopo
una settimana di gossip vogliamo parlare di moda?”, Debutta Miuccia Prada alla
conferenza stampa tenuta pochi minuti prima dello show al Palais de Iena di
Parigi, riferendosi a tutti gli status su facebook e i millemila tweet di
questi giorni sulle sfilate di Raf Simons da Dior e di Hedi Slimane da Saint
Laurent. “Io onestamente sono un po’ stufa di leggere che molti colleghi fanno
solo rielaborazioni di archivio di storiche maison, che noia! Cambiamo aria,
non se ne può più di questa ossessione di far rivivere i couturier. Oggi come
oggi ho come un rifiuto per la nostalgia, per i fasti di ieri. Per questo
motivo, ho creato una collezione elegante ma tutta sbagliata.”
Qualche
minuto più tardi comincia la sfilata e allora si apprende subito che le
linee a campana, ad “A”, le forme a uovo dell’alta moda sono solo e soltanto
utilizzate per il più umile dei tessuti: il jeans. I materiali più chic e
lussuosi, invece, come la duchesse di seta, vengono stropicciati con una forte
voglia di far diventare brutto quello che è bello per tornare poi a fare il
contrario. Si continua con gonne a tubo spesso abbinate a reggiseni e coperti
da stole e cappe di pelliccia, che ormai è usata in estate come se fosse un
tessuto “…e anche perché significa infrangere l'ultimo tabù. E poi è
politicamente scorretta”, aggiunge la stilista, trattata in modo che assomigli
a un peluche che viene sporcato dal tye&dye (quel lavaggio, dice la mia
amica, come se ti fosse caduta la candeggina sui vestiti). Seguono borse piatte
col manico che si appende al braccio.
A
completare l’opera sono gioielli usati per chiudere giacche e cappotti e scarpe
a punta, qui scatta la battuta della mia amica, che rendono ancora più fastidiosa
e invadente lo scorrere di questa eleganza controcorrente.
Alla
fine, quando escono le cinquanta e passa modelle, penso che: a dispetto della
tendenza generale al recupero degli archivi di una maison, qui mi collego al
discorso fatto in conferenza su Slimane e Simons, da Miu Miu non c'è la forza
degli archivi a reggere un look che può ricordare quello di decenni
passati,(gli anni ’70 per dirla tutta) qui la forza è data dalla
contraddizione, la cui potenza è al massimo del suo effetto quando si usano i
canoni classici per negarli.







Bel post!
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